I nostri territori di montagna “A FALLIMENTO DI MERCATO”?

Riflessioni e proposte per una buona partenza dopo l’emergenza coronavirus

Luigi CAPPELLA

In questi giorni di “CORONAVIRUS” alcuni di noi “hanno più tempo”. Altri, purtroppo, devono lavorare il doppio. A questi ultimi tanta gratitudine. A chi può un invito a riflettere. La riflessione è utile, la paura no. Io l’ho fatto durante le passeggiate, che in quest’ultimo mese sono state solitarie. Da soli si riflette meglio. E’ ormai da tempo che cammino in lungo e in largo per i territori di Pennabilli, Sestino, Badia Tedalda, Casteldelci, Sant’Agata Feltria. L’esperienza di sindaco di Casteldelci, la mia attività di medico di medicina generale, che continua tutt’ora come volontario sempre a disposizione, e l’ascolto delle persone che vivono in questi luoghi mi sono servite molto a capire questi territori.

Territori che, assieme a tanti altri, sono stati definiti dagli enti preposti “A FALLIMENTO DI MERCATO”. Credo voglia dire che, chi investe denaro, creatività, sapienza, esperienza, passione, amore, in queste zone, non ha possibilità di stare nel mercato.

No. No. No. Non può, non deve essere così! Piccolo può essere bello o meno, ma è necessario. Non è uno sfizio individualista. È utile a tutti. Vi faccio un elenco di alcune iniziative imprenditoriali meravigliose che ho toccato con mano, scusandomi con le tante che non citerò. Non perché altrettanto valide e significative, ma solo per motivi di spazio o per mia ignoranza. Pascoli rasati ad Ottobre per permettere loro una migliore rinascita in primavera. Mulini a pietra con produzione di farine integrali da cereali antichi o coltivati in maniera biologica. Produzioni di carni, formaggi e uova derivati da animali che l’erba la vedono e la mangiano. Impianti per energie rinnovabili (idro-elettrico, eolico, solare) ben custoditi, installati da imprese artigianali o agricole locali per integrare il loro reddito. Strutture ricettive, esercizi commerciali e luoghi della ristorazione, dove la cultura dell’accoglienza e la relazione umana ne sono l’alimento principale. Produzioni di cibo dove la biodiversità e la stagionalità non sono degli optional. Servizi assistenziali agli anziani in piccole strutture a misura d’uomo (non posso fare a meno di citare quella di Pennabilli). Mi fermo qui.

Mi chiederete cosa hanno di speciale queste realtà. HANNO L’ANIMA!!! 
E l’anima non è solo cosa da preti, ma riguarda ciascuno di noi e fa la differenza. L’ANIMA fa’ “miracoli”. Miracoli fatti con il buon senso, con la tenacia, con la saggezza, a volte con qualche pillola di clandestinità non sempre “andata giù liscia”. Ma non si può continuare così!!! Non basta dire, SE LA MONTAGNA MUORE, SI AMMALA GRAVEMENTE ANCHE LA PIANURA. Non bastano “pannicelli caldi” o “rateizzazione dei pagamenti” o posticipazione degli stessi per le zone a fallimento di mercato!!!

Servono  misure concrete, in grado di attivare una svolta profonda prima che sia troppo tardi. Ne indico tre:
1) DEFISCALIZZAZIONE
2) PROGETTI SELEZIONATI DA PERSONALE COMPETENTE FINANZIATI NON AL 50%, MA ALL’80 o 100%
3) GRATUITA’ PER LA FORMAZIONE ED IL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE.

Capire e fare questo significa interpretare non solo a parole ma a fatti il messaggio forte e chiaro che arriva dallo spopolamento della montagna. Per recepirlo serve avere UNA NUOVA VISIONE ANTROPOLOGICA ECOLOGICA E PLANETARIA del futuro. Non voglio volare alto. Mio padre, contadino, mi ha insegnato a “tenere i piedi per terra”.
In passato mi è capitato di ascoltare questa frase, “I CAMPANILI DEVONO SERVIRE PER VEDERE IL MONDO” oppure “IL NOSTRO GIARDINO È IL MONDO”. Va bene se si vuol dire che è sbagliato illudersi di poter far “repubblica per conto proprio” in un pianeta dove tutto è collegato – e forse mio padre questo non l’aveva ben capito – ma se ciascuno inizia con l’impegno a custodire con amore e determinazione ciò che sta attorno al campanile o nel proprio giardino, allora il mondo migliorerà davvero.

Cogliamo tutti questa occasione per porci domande quanto mai necessarie ed assumerci tutti le responsabilità che a ciascuno di noi competono. Così la pandemia potrà avere anche risvolti positivi.